Per anni il percorso sembrava quasi automatico.
- Convention? Centro congressi.
- Meeting? Hotel.
- Formazione? Sala riunioni.
- Cena corporate? Ristorante.
Quelle soluzioni non hanno smesso improvvisamente di funzionare. Eppure una parte crescente del mercato sta scegliendo spazi non convenzionali per eventi aziendali.
Il dato italiano è particolarmente interessante. Secondo l’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi promosso da Federcongressi&eventi e realizzato da ASERI – Università Cattolica, nel 2025 in Italia si sono svolti 365.789 eventi, con oltre 28,6 milioni di partecipanti. Il valore economico diretto della meeting industry ha raggiunto 13,2 miliardi di euro.
Perché?
La risposta più interessante non è “perché sono più belli”.
Prima di tutto: cosa significa davvero “non convenzionale”?
Federcongressi utilizza un significato preciso.
Parla di luoghi che non hanno come core business l’organizzazione di eventi e che originariamente non sono stati progettati per questa funzione.
Possono quindi rientrare in questo universo musei, spazi culturali, luoghi industriali, dimore, siti particolari e altre strutture nate per uno scopo differente.
È importante perché “non convenzionale” non significa necessariamente stravagante.
Significa uscire dalla tipologia di spazio progettata esclusivamente intorno al meeting. Ed è probabilmente proprio qui che sta una parte del suo valore.
Se tutto può essere visto online, incontrarsi deve avere un motivo
Una presentazione può essere trasmessa in streaming. Un documento può essere condiviso. Una formazione può essere seguita da remoto. Una riunione può svolgersi su Teams.
Quando chiediamo a cinquanta, cento o centocinquanta persone di spostarsi fisicamente, l’incontro deve quindi offrire qualcosa che lo schermo non può riprodurre bene.
Relazioni.
Conversazioni.
Condivisione.
Presenza.
Contesto.
Anche le rilevazioni internazionali stanno andando in questa direzione. Cvent, nella ricerca 2026 sulla venue sourcing, rileva che il 48% degli event planner intervistati sta cercando location non-hotel e che il 63% indica l’engagement dei partecipanti tra le principali metriche di successo.
Il punto non è quindi semplicemente trovare una sala diversa. È rendere il viaggio fino a quella sala giustificabile.
La novità da sola non basta più
Questo è un passaggio importante. Qualche anno fa poteva bastare organizzare una convention in un luogo insolito per creare sorpresa. Nel 2026 questo ragionamento sta maturando.
Cvent osserva che gli spazi particolari continuano a essere richiesti, ma la scelta è sempre meno guidata dalla novità fine a se stessa: layout, illuminazione, acustica e flussi devono sostenere concretamente interazione, concentrazione e partecipazione.
In altre parole: non basta che il posto sia diverso. Deve essere utile all’evento.
Una vecchia fabbrica che rende difficile ascoltare i relatori non diventa una buona venue perché ha i mattoni a vista.
Un museo in cui non si riescono a gestire i flussi non è automaticamente migliore di un hotel.
Una location con carattere funziona quando la sua identità e la sua organizzazione vanno nella stessa direzione dell’obiettivo aziendale.
Il luogo diventa parte del messaggio
È qui che gli spazi industriali possono avere una caratteristica particolarmente interessante. Un ex luogo produttivo porta con sé concetti che appartengono anche al linguaggio aziendale: lavoro; trasformazione; tecnologia; produzione; energia; adattamento.
All’Ex Lanificio Carotti questa relazione non è costruita attraverso un allestimento industriale, ma deriva dalla storia reale del complesso, dalla produzione tessile, dalle tracce del lavoro e dalla centrale idroelettrica ancora parte del luogo.
Per un evento dedicato, per esempio, a trasformazione aziendale, innovazione, territorio o industria, questo può creare una coerenza che una sala neutra non possiede.
Non significa che sia meglio in assoluto. Significa che il luogo può già contribuire a raccontare il tema.
Quindi gli hotel non funzionano più?
Assolutamente no. È probabilmente il modo peggiore di leggere il dato Federcongressi.
Hotel e centri congressi continuano ad avere vantaggi enormi: servizi standardizzati; ricettività; molte sale; grandi capacità; procedure consolidate; logistica particolarmente efficiente. Per alcuni eventi sono indiscutibilmente la soluzione migliore.
Lo spazio non convenzionale acquista valore quando l’azienda cerca qualcosa che va oltre l’efficienza logistica pura. Per esempio:
- un incontro con clienti che deve rafforzare il posizionamento;
- una convention interna legata al cambiamento;
- un workshop in cui bisogna rompere le dinamiche dell’ufficio;
- una presentazione che necessita di un forte contesto visivo;
- un evento in cui networking e relazione hanno un peso centrale.
Il dato del +12,5% ci dice quindi qualcosa di più interessante
Non ci dice che le aziende hanno smesso di volere sale congressi. Ci dice che il concetto stesso di venue si sta allargando.
L’evento non viene più progettato necessariamente partendo dalla domanda: “Dove possiamo mettere cento sedie?”
Sempre più spesso la domanda diventa: “In quale ambiente questo incontro funzionerebbe meglio?”
È una differenza piccola nelle parole. Molto grande nella progettazione.
Se stai organizzando un evento importante per la tua azienda, non pensare alla solita location.
Fai un giro sul nostro sito e se pensi che l’incontro funzionerebbe bene all’Ex Lanificio Carotti, il primo passaggio utile non è chiedere semplicemente se una data è libera.
Invia data o periodo, numero indicativo dei partecipanti e obiettivo dell’incontro.
Da queste tre informazioni possiamo capire se uno spazio di industrial heritage come il nostro sia realmente coerente con l’evento — oppure se per quello specifico progetto abbia più senso un’altra soluzione.
Per un confronto più ampio sulle location aziendali, leggi anche la nostra checklist per scegliere la location di un evento aziendale o Ex Lanificio Carotti, location per eventi aziendali nelle Marche.